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domenica 20 ottobre 2013

Il programma per salvare i programmi

Avviare il "motore" della crescita personale, come abbiamo visto, è facilissimo: basta un po' di curiosità e minime nozioni di base che col tempo diverranno di più e più complete.

La cosa fondamentale per andare avanti, e raggiungere una consapevolezza profonda del proprio sé, è continuare ad alimentare questo motore affinché non si spenga strada facendo. Per poterlo fare abbiamo bisogno di strumenti specifici che ci concedano il giusto focus.
Con le armi della volontà ben affilate si diventa artefici del proprio futuro e si smette molto presto di subire passivamente gli eventi quotidiani.

Il motivo per il quale molte persone abbandonano i percorsi intrapresi è che li trovano difficili e faticosi, l'impegno che si sono imposti li costringe a lasciarsi alle spalle quello stato di comfort nel quale si crogiolavano beati.
Ad esempio è certamente facile passare il tempo col naso ficcato davanti a Facebook e i suoi giochini, raccontandosi che "tanto è solo per qualche minuto" salvo poi scoprire che abbiamo passato, senza nemmeno accorgercene, tre ore a farci i "casi" degli altri. È certamente rassicurante starsene in panciolle davanti alla TV a guardare programmi che neppure abbiamo la possibilità di scegliere credendo che il telecomando sia lo scettro del potere, provando perfino un moto di trionfo quando riusciamo ad impossessarcene per primi. 

Perché lo facciamo? Perché non uscire a fare una passeggiata o iniziare a praticare un hobby che stimoli la creatività?
Perché non ci dedichiamo ad una buona lettura o passiamo del tempo con i nostri cari?

Quando ho imparato a guardare le cose da un'altra prospettiva, mi sono accorta che quel telecomando era in realtà una catena che avvolge subdola ogni buon proposito e tiene lontano da ciò che realmente conta: la vita e la realizzazione dei sogni.
Quando ho considerato che Facebook (al pari di altri social) è un utile strumento solo quando è utilizzato con discernimento, per diffondere le proprie opinioni costruttive e potenzianti, e quando ho preso atto di quanto tempo ho sprecato a farmi irretire, da giochi e post poco utili al mio sviluppo ed al mio benessere, ho capito che c'è un modo migliore di utilizzare internet. Ho compreso che c'è un modo diverso di fare ogni cosa.

Il modo migliore è avere sempre voglia di fare ciò che va fatto. È una sorta di training mentale, anziché potenziare i muscoli del corpo, alleniamo le connessioni del nostro cervello. Stabiliamo un programma nuovo da seguire e lo facciamo girare nella nostra mente esattamente come faremo su un computer; che è poi quello che faccio io per mantenere viva la voglia di dedicarmi a ciò in cui credo e tuffarmi pienamente nelle attività intraprese. Dunque parola d'ordine: agire. Niente trucchetti solo strategia, è importante sostituire abitudini depotenzianti con abitudini potenzianti. Prepariamoci quindi i nostri bei programmi mentali nuovi di zecca e armiamoci di pazienza perché prima dell'installazione dobbiamo disinstallare dal nostro cervello tutti i programmi superflui e depotenzianti.

Attenzione però, come i computer, il nostro cervello è immerso in una fitta rete di connessioni ed i nostri programmi mentali, per quanto tenaci, potrebbero subire un attacco da parte di virus esterni o addirittura un hackeraggio da parte di non meglio identificate entità esterne.


Vi faccio un esempio pratico: mi sono appena caricata e motivata a dovere e sono pronta ad iniziare la mia bella giornata traboccante di entusiasmo e voglia di agire, quando incontro un'amica e parlo delle belle cosucce che voglio fare durante la giornata. Lei poverina è piena di problemi e complessi, non vede l'ora di dirmeli tutti di fila e quando le parlo delle mie prospettive, le stronca con veemenza ponendomi come monito il fallimento che un'amica dell'amica le ha raccontato. 
Io protesto a testa alta, convinta di quello che dico, e lei porta l'esempio della cugina della zia della panettiera che non ce l'ha fatta: perché c'è la crisi, ha valutato male, non era pronta ecc. ecc. Ci salutiamo ed ognuna torna alle sue faccende. Lei se ne va doppiamente contenta: alleggerita di un po' dei suoi fardelli e felice di aver elargito consigli a un'amica; io mi allontano appesantita dai dubbi e col senso di colpa per essermi sentita "troppo" felice mentre la mia amica aveva così tanti guai.
Siccome le voglio  molto bene, tengo in considerazione le sue parole consapevole che tutto quello che ha raccontato è stato detto per aiutarmi, così inizio a pensare che forse ha ragione... Inizio a rimuginare, a credere che sto sbagliando, sto correndo troppo, strapenso: mi sono sopravvalutata... Poi mi faccio le pippe mentali, ma cosa pensavo di fare? Si riattivano vecchie abitudini e comincio a lasciarmi andare... a deprimermi... ed ecco che il virus involontario, nonostante il mio bel programma nuovo, ha colpito nel segno. 


Cosa è accaduto?
Possibile che le parole di coloro che più amiamo siano i più pericolosi deterrenti e ostacoli alla realizzazione dei nostri sogni? 
Poiché pochissimi sanno come si faccia una critica costruttiva/propositiva ed ancora in minor numero sono capaci di distinguere i buoni consigli da quelli generati dal malcontento e schemi mentali intossicanti, la risposta è sì, purtroppo, è possibile.

Certo il momento di sconforto può capitare (del resto siamo immersi in una società che non facilità l'affermazione personale e come nell'esempio ci sono tantissime altre possibilità che i nostri propositi vengano meno) ma è utile evitare di auto-giustificarsi, inventando le famigerate scuse assurde. Quando ci lasciamo andare troppo e ci raccontiamo, o raccontano, di ostacoli insormontabili, stiamo creando la nostra giustificazione.

Proprio per questo si ha necessità di instaurare un meccanismo di difesa capace di perpetrare il cosiddetto circolo virtuoso, qualcosa che aiuti a non uscire fuori dalla giusta rotta. Dopo vari tentativi ho scoperto che è possibile proteggersi da attacchi di ogni tipo in funzione delle nostre necessità.  I programmi potenzianti vanno benissimo, quindi, ma per proteggere tali programmi, e per mantenere costante la motivazione, io ho dovuto inventare un potente antivirus.

Il meccanismo di difesa agisce andando a scovare gli attacchi: prima ci pone nelle condizioni di riconoscerli, poi ci fa sviluppare le capacità di analisi e, successivamente, siamo in grado di disattivarli con un antidoto. Ed ecco qui che al posto di un depotenziamento ci ritroviamo con rinnovata motivazione, fieri di aver compreso quali meccanismi, frasi, affermazioni sono in grado di demoralizzarci e perché.

sabato 12 ottobre 2013

La potenza di un "a meno che..."

Come ho affermato nei post precedenti, MacropotenziArti è un mezzo per supportare la mia esperienza di crescita personale. Sarà un insolito miscuglio di passioni personali: vi racconterò delle mie avventure creative tra colori, tele, illustrazioni, gioielli, letteratura, scrittura ed evoluzione umana, appunto.
Ma in che momento è germogliata questa idea?




Come mai ho fatto questa scelta? Perché ho deciso di intraprendere proprio questo percorso in mezzo a milioni di altre varianti?
Perchè, ad un certo punto della propria esistenza, ci si rende conto che si ha bisogno di qualcosa in più?
Casa spinge a volere quel qualcosa in modo concreto, a renderlo manifesto e tangibile anche agli occhi degli altri?

Io ho ben in mente il momento della svolta, perché è relativamente recente, ma il percorso per arrivarci è stato lungo e talvolta nebuloso.
Mi hanno sempre affascinato materie come la comunicazione, l'educazione, il marketing, le neuroscienze, la PNL e la crescita personale ma ho cominciato ad approfondirle seriamente soltanto dopo essere diventata madre: sentivo la responsabilità genitoriale in maniera stringente e volevo evitare i più comuni errori.
Studiare questi argomenti mi rendeva consapevole di come i miei schemi mentali dirigessero positivamente o negativamente la mia vita e di quali rischi corressi innescando possibili circoli viziosi.

Inaspettatamente, fin dai primi approcci, capitava di trovarmi in perfetto accordo con quanto leggevo: i concetti letti, talvolta, ricalcavano molto similmente le mie riflessioni.
Nonostante tutte quelle letture, ero come inchiodata a vecchie abitudini e non avevo idea di come mettere in pratica le conoscenze acquisite.
Perché, se io stessa intuivo da tempo moltissimi di quei concetti di crescita, non riuscivo a metterli in pratica?

Pensandoci su... è stato come per un fumatore.
Sì avete letto bene. Il fumatore sa perfettamente che la sigaretta gli fa male, ma è talmente contaminato da quella tossicità, che questa lavora sul suo subconscio facendogli credere di averne bisogno per calmare i suoi sensi. Più la nicotina penetra nei tessuti più lo intossica e più lo intossica più ottiene il suo scopo: rendersi falsamente indispensabile.
Sappiamo infatti che chi fuma continuerà a farlo benché il pericolo sia palese. A meno che...

Ecco... per me è stato un po' così, ero assolutamente consapevole di avere degli schemi mentali intossicanti e deleteri però continuavo a servirmene perché erano rassicuranti.
Sapevo di sbagliare e facevo finta che non fosse così. In pratica me la raccontavo... e me la bevevo alla grande!

Un tale senso di certezza era ovviamente fittizio, ed è stato proprio allora che ho capito la straordinaria potenza della volontà e quindi della mente: è scattato quel fatidico "a meno che".

Questo meraviglioso "a meno che" è stata  l'illuminazione che ha cambiato il mio modo di gestire la vita.

Volete sapere cosa è successo? 

Nel prossimo articolo sarò felice di raccontarvi il resto della storia.