Come ho affermato nei post precedenti, MacropotenziArti è un mezzo per supportare la mia esperienza di crescita personale. Sarà un insolito miscuglio di passioni personali: vi racconterò delle mie avventure creative tra colori, tele, illustrazioni, gioielli, letteratura, scrittura ed evoluzione umana, appunto.
Ma in che momento è germogliata questa idea?
Come mai ho fatto questa scelta? Perché ho deciso di intraprendere proprio questo percorso in mezzo a milioni di altre varianti?
Perchè, ad un certo punto della propria esistenza, ci si rende conto che si ha bisogno di qualcosa in più?
Casa spinge a volere quel qualcosa in modo concreto, a renderlo manifesto e tangibile anche agli occhi degli altri?
Io ho ben in mente il momento della svolta, perché è relativamente recente, ma il percorso per arrivarci è stato lungo e talvolta nebuloso.
Mi hanno sempre affascinato materie come la comunicazione, l'educazione, il marketing, le neuroscienze, la PNL e la crescita personale ma ho cominciato ad approfondirle seriamente soltanto dopo essere diventata madre: sentivo la responsabilità genitoriale in maniera stringente e volevo evitare i più comuni errori.
Studiare questi argomenti mi rendeva consapevole di come i miei schemi mentali dirigessero positivamente o negativamente la mia vita e di quali rischi corressi innescando possibili circoli viziosi.
Inaspettatamente, fin dai primi approcci, capitava di trovarmi in perfetto accordo con quanto leggevo: i concetti letti, talvolta, ricalcavano molto similmente le mie riflessioni.
Nonostante tutte quelle letture, ero come inchiodata a vecchie abitudini e non avevo idea di come mettere in pratica le conoscenze acquisite.
Perché, se io stessa intuivo da tempo moltissimi di quei concetti di crescita, non riuscivo a metterli in pratica?
Pensandoci su... è stato come per un fumatore.
Sì avete letto bene. Il fumatore sa perfettamente che la sigaretta gli fa male, ma è talmente contaminato da quella tossicità, che questa lavora sul suo subconscio facendogli credere di averne bisogno per calmare i suoi sensi. Più la nicotina penetra nei tessuti più lo intossica e più lo intossica più ottiene il suo scopo: rendersi falsamente indispensabile.
Sappiamo infatti che chi fuma continuerà a farlo benché il pericolo sia palese. A meno che...
Ecco... per me è stato un po' così, ero assolutamente consapevole di avere degli schemi mentali intossicanti e deleteri però continuavo a servirmene perché erano rassicuranti.
Sapevo di sbagliare e facevo finta che non fosse così. In pratica me la raccontavo... e me la bevevo alla grande!
Un tale senso di certezza era ovviamente fittizio, ed è stato proprio allora che ho capito la straordinaria potenza della volontà e quindi della mente: è scattato quel fatidico "a meno che".
Questo meraviglioso "a meno che" è stata l'illuminazione che ha cambiato il mio modo di gestire la vita.
Volete sapere cosa è successo?
Nel prossimo articolo sarò felice di raccontarvi il resto della storia.

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