venerdì 11 aprile 2014

Leggere tra le righe

Leggendo un romanzo breve scritto da un mio conoscente ho avuto modo di riflettere sull'importanza delle parole, della scrittura e del fermare le idee su un foglio sia esso di carta che elettronico. Non che non lo avessi già fatto in precedenza ma questa volta la questione è riuscita a scuotermi più che in altri momenti.

Non è un caso che psicologi e psicoterapeuti facciano scrivere una sorta di diario ai loro pazienti. C'è chi, addirittura, si spinge effettivamente oltre e raccomanda la scrittura di una favola o una novella come metodo terapeutico. Tra l'altro anche moltissime altre forme d'arte come la musica, la pittura, il disegno, la ceramica, la scultura ecc. possono aiutare la nostra psiche a stare meglio dandoci quella serenità e soddisfazione che, certe volte, ci vengono sottratte dallo stress quotidiano o dalle aspettative delle persone.

Io stessa, nell'introdurre il blog, ho scritto una sorta di filastrocca per meglio descrivere l'intenzione e l'idea primaria di fondo.
La mia esperienza con quest'arte nasceva in età adolescenziale quando mi cimentavo nella stesura di racconti per ragazzi  e fiabe, ovviamente mai pubblicati e tenuti gelosamente sotto chiave.

Essendo una romantica, ho sempre preferito scrivere con carta e penna. Solo recentemente, costretta dai tempi stringenti e dal ritmo incalzante della società, mi sono decisa a scrivere tutto, o quasi, al PC. 

Rimango dunque dell'idea che scrivere a mano non solo sia un bell'esercizio di stile ma ricordi verosimilmente un atto meditativo: la penna scorre ed è un fluire lento e pacifico di energia vitale e consapevolezza, che probabilmente si accorda meglio anche con i ritmi del vero Sé.
 La magia dell'inchiostro che scorre sul foglio è indescrivibile e impagabile, molto spesso mi sono trovata a pensare che non fossi realmente io l'artefice di quelle vergate quanto un'entità sconosciuta e sovrumana che mi guidava inesorabile.
Ma riflettendoci, se vogliamo, è quasi quel che succede. Spesso avverto che per quello stato di grazia passi il mio subconscio... che venga fuori una sorta di spirito mistico e completi per me le frasi. Un'idea che mi piace molto. A quanto pare poi non sono l'unica a pensarlo, guardate questo video e capirete. Così come capirete che se ci piace fare qualcosa è bene farla, semplicemente, senza crearci aspettative, senza paranoie.





Per la versione del video sottotitolata in italiano clicca qui.


Insomma, scrivere con questa consapevolezza diventa un atto privo di depotenziamenti egoici; poiché se è l'energia -o coscienza collettiva, chiamatela come volete- a scrivere per noi possiamo starcene al sicuro e protetti da ogni disagio.

Tornando all'importanza di fermare sulla carta i propri pensieri: si tratta di un metodo che ci mette in contatto con quella parte più profonda e vera di noi stessi. Quella parte che vorrebbe partecipare alla nostra vita ed alle nostre decisioni ma non osa, confinata com'è in un cantuccio dalle ferree regole e dalle logiche della società occidentale. 

Il sistema di scrivere per prendere consapevolezza delle proprie risorse e potenzialità è molto diffuso anche nelle cosiddette "arti della crescita personale", una delle cui regole fondamentali è proprio quella di fermare su un foglio le proprie finalità, l'intenzione o l'obbiettivo da perseguire. 

Funziona?

Il pensiero interiore, il chiacchiericcio continuo della mente è confuso ed irrefrenabile, è un'energia che va al di là delle nostre capacità di sopportazione. Spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto ma l'affollamento di pensieri accavallati e inesorabili ci impedisce di vedere la realtà per ciò che è. Attenzione, pensare non è sbagliato, è fisiologico! Filtriamo però ogni informazione "reale" con una realtà fittizia imposta dal nostro livello di stress e influenze esterne di vario tipo; spesso trasposizioni di dubbi degli altri o di angosce che in molti casi si trasformano in ansie, paure, depressioni, incertezze, tristezza. 

In mezzo a pensieri nefasti però ci sono moltissimi penseri positivi, creativi, luminosi ed entusiasmanti, molto fantasiosi e al di là di schemi rigidi e regole sociali, fisiche e logiche. Questo enorme potenziale, questi pensieri oscuri e luminosi entrano in conflitto tra loro e, com'è noto, al cervello il conflitto non piace. 

Il conflitto ci fa perdere tempo prezioso, e  noi siamo programmati per apprendere velocemente e proteggerci dal superfluo e dalla valutazione continua. Di questi tempi siamo immersi in un'ipervelocità che non è propria del nostro sistema bio-fisico, ci adattiamo come possiamo ma commettiamo degli errori  perché la mente inconscia non distingue tra quello che gli sta accadendo davvero e quello che è un semplice pensiero. Capita così che sistemi le cose com'è abituata a fare: con la parte razionale, eliminando ogni possibilità non aderente a ciò che conosce, nascondendo come può le incongruenze tra quello che vorrebbe e quello che le è stato imposto.

 Si tratta di meccanismi che, in alcuni casi sono utili in altri meno, specie quando si ha a che fare con energie potentissime come quelle dello spirito e dell'elevazione; forze che se dovessero rimanere rinchiuse in noi per troppo tempo comincerebbero a dare qualche problemino. 
Ecco dove è utile la scrittura: buttare fuori l'energia in più, una sorta di pianto liberatorio e guaritore, senza aspettative, senza preconcetti, senza ego. 
Scrivere riunisce le forze opposte, dà loro una logica, un fine, un'armonia, le palesa, in un certo senso, ce le offre meno complesse di quel che sono e, quasi sorprendentemente, ciò che ci appariva confuso si riequilibra, si compenetra nell'essenza e noi stiamo meglio. In questo senso funziona eccome!


Anche per tali motivazioni, l'anno scorso, nasceva MacropotenziArti. 
Avevo bisogno di discutere delle questioni dell'Io, del vero Sé, e quale migliore occasione se non quella di tenere un diario che aiutasse me e chiunque volesse a capire qualcosa dei profondi moti interiori. 
 Ecco perché sento la necessità, in questo articolo, di ribadire che le cose che scrivo qui le dico a me. Non vi è pretesa di consiglio, se non a quella mia parte che spesso vacilla e pare scordarsi di cose ovvie e semplici. Leggere tra le righe è semplice, basta non fermarsi alle apparenze, scrivere tra le righe come dico io, cioè per se stessi, forse è un po' più difficile ma sicuramente... una bella sfida.

giovedì 13 marzo 2014

L'importanza di una piuma e la logica del girasole.




"La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l'equilibrio devi muoverti."

Albert Einstein




Molto spesso sentiamo parlare di equilibrio, questo termine lo udiamo  davvero un po' ovunque: nelle palestre, in ambito medico e scientifico, nella vita quotidiana. Lo cerchiamo come l'aria e lo troviamo dappertutto.  Pensiamo alla struttura di un atomo,  ad esempio, alla disposizione di una galassia oppure alla sistemazione delle file di frutti in un girasole; osserviamo le spirali di una pigna o quella logaritmica di un nautilus, ammiriamo l'incredibile geometria di un cristallo di ghiaccio ed ecco che l'equilibrio si presenta in tutta la sua perfetta logica.






Dalla piramide di Tartaglia alla sequenza di Fibonacci passiamo spediti per la sezione aurea, che i Greci usavano per le costruzioni architettoniche e le opere artistiche in generale, rapporto armonico che possiamo ammirare ancora nelle piramidi egizie, nel Partenone, in moltissime composizioni musicali. Non a caso musicalmente si parla di "armonia".

Definizioni di equilibrio le potete trovare in ambito chimico, fisico, meccanico, medico, artistico, astronomico, filosofico, religioso, spirituale: in tutte le culture di tutti i tempi.


Ci sarà un perché?


La ricerca dell'equilibrio è una parte importante se non fondamentale dell'esistenza stessa.

L'equilibrio è tutto e niente, è pienezza e vuoto insieme, è fuoco e acqua, aria e terra, come la piuma alla base del volo, come la piuma nel video qui sotto... Una piuma leggera sostenuta da bastoni di palma... fintanto che non si scopre che essa non è sostenuta proprio da un bel niente ma, al contrario, è la piuma a sostenere. Paradosso? Assolutamente sì ed è ciò che noi definiamo equilibrio.














photo credit: CharlesFred via photopin cc

lunedì 27 gennaio 2014

La propulsione perpetua

Quanto spesso ci si trova a dover iniziare da capo un percorso? Quante volte ci sembra che non possiamo farcela e ci sentiamo stanchi di tutto? 
A me capita, a molti capita, quindi è una situazione del tutto normale che generalmente si risolve nel giro di pochi giorni se non di poche ore. Ma quando dura tanto tempo? Avete mai la sensazione che nonostante tutti gli sforzi che facciate siate sempre al punto di partenza?
Vi capita mai di avere tantissime idee e non riuscire a metterne in atto nemmeno una?

All'inizio del mio percorso di riflessione su cosa stessi combinando nella vita e dove volessi dirigere il passo, avevo la netta sensazione di aver perso una cospicua parte del tempo a rimuginare sulle solite cose infruttuose. Volevo partire ma non sapevo bene cosa fare, da dove cominciare. Mi guardavo attorno, cercavo dentro me stessa ma non c'era mai nulla di ben definito. Le passioni sono sempre state tante: disegno, fumetto, pittura, scrittura, musica. C'erano tante cose sulle quali avevo necessità di concentrarmi e non volevo rinunciare a nessuna di queste. Per dedicarmi a ciascuna, col medesimo impegno e la medesima  passione, ci voleva tempo. Per contro c'erano un altro bel mucchio di cose che mi portavano via ore preziose e non lasciavano in me nulla di costruttivo: i Social erano una di queste cose, la TV un'altra.

 La questione TV è un pochino complessa anche perché stava accesa dalla mattina alla sera ma non la guardavo, era accesa per "farmi compagnia". Eccolo il punto! Analizzando per benino la questione, TV e Social non sono molto differenti tra loro: entrambi focalizzano la tua attenzione su cose che non ti riguardano personalmente, sui fatti degli altri ad esempio, su cose futili, questioni inutili, giochini perditempo. Ci stai dietro perché ti fanno compagnia, perché ti senti solo, perché in definitiva non sai stare con te stesso.
Poi ti accorgi che qualcosa non torna, che non sei felice, anzi, che c'è molto che non va e decidi di cambiare.

"Si ma questo cosa c'entra col non riuscire a continuare un progetto o portare a termine ciò che si è deciso di fare?"

Un momento che ci arrivo...

Quando decidiamo di spegnere, quando decidiamo di attuare qualche cambiamento, inizialmente ogni rumore di fondo scompare e c'è talmente tanto silenzio attorno che la tua identità più profonda inizia a parlarti. Quando lo fa ti sorprendi perché non sta parlando di cose che vuoi sentire, ma di cose che non ti aspetti. Eri talmente immerso in rumori, suoni, parole altrui che non sei più in grado di connetterti con la parte incontaminata di te. Questo, certamente ti destabilizza, perciò a dispetto di tutto quello che ti sei proposto, pur di non sentire quella parte di te, ritorni al vecchio sistema che ti catapulta in un limbo senza fine. Quindi le cose sono due: o hai perso completamente l'amore per te stesso o la strada che hai deciso di intraprendere non ti appartiene ma è frutto di influenze esterne, insomma, la scelta che pensi di aver fatto non è tua. 



Quella sensazione sgradevole che stai facendo le cose perché hai una pistola puntata contro deve sparire! 

E per la cronaca, quando ho fatto questo disegno è stata l'ultima volta che ho avuto la pistola puntata contro. Questo disegno è stato il mio mantra per parecchio tempo mi ha liberata da una moltitudine di sensazioni sgradevoli.
Ho scoperto ed applicato quella che amo definire "legge della propulsione perpetua": la forza che consente di mantenere il moto costante e che entra in gioco ogni qual volta, per cause diverse, la volontà originaria viene meno"

"E come faccio? Cosa sarebbe?"

Prendi contatto con te stesso, non cercare di pensare a quello che farebbero gli altri nella tua stessa situazione, pensa a quello che faresti tu. Non immaginarti con gli occhi puntati addosso, col giudizio che incombe. Pensa solo a quello che ti fa stare bene a ciò che ti rende felice, al tuo modo unico ed inimitabile di fare le cose. Io lo faccio disegnando e meditando ma ciascuno può cercare il proprio metodo e applicarlo.

Amati, trova un modo per farti contento, renditi felice e infischiatene del giudizio.

La propulsione perpetua viene attivata quindi quando trovi il tempo, ogni giorno, di motivarti con determinazione: vuoi raggiungere la meta e per farlo segui il tuo piano d'azione, la tua tabella di marcia, i tuoi programmi. Il giudizio degli altri in alcuni casi può essere utile per migliorarsi ma non dovrebbe mai essere il motivo principale che ti spinge ad intraprendere un percorso. Quello che fai lo puoi fare per te stesso, lo vuoi fare perché ti stimola, ti arricchisce, ti fa stare da dio e mai perché devi!

Questo sistema con me funziona alla grande.
Ditemi cosa fate voi per motivarvi, tenere alto il morale e migliorare la qualità della vostra vita.

venerdì 17 gennaio 2014

Connettoma.

Quello che la curiosità e la volontà umane hanno originato in capo alla scienza in questi secoli, ha permesso   di dare una serie di rispose a domande di enorme peso intellettuale fra le quali due in particolar modo difficili e pregnanti: da dove veniamo e di cosa siamo fatti. Palesato che fisica, cosmologia e astrofisica hanno risposto alla prima (attualmente in approfondimento con nuove teorie di meccanica quantistica) e chimica, biologia molecolare e genetica hanno risposto alla seconda, rimangono altre domande, per il momento, senza risposta.

Quali sono le ragioni che spingono al miglioramento della propria persona, del proprio status sociale, del proprio livello economico, del proprio benessere psicofisico,  in poche parole, all'aumento della qualità della vita? Cosa spinge un individuo a perpetrare determinati comportamenti sociali, a instaurare  certi schemi mentali alcune volte addirittura patologici?  Cosa "guasta" i meccanismi del pensiero e cosa, invece, li potenzia?
La domanda, quella che ci segue da quando siamo nati, quella per la quale chi si interroga è disposto a studiare, ad indagare, a porsi numerosi quesiti di differente natura e percorrere molteplici vie pur di trovare la soluzione,  è sempre la stessa: "Io chi sono veramente?"
Proprio da questa necessità di risposte nasce la scienza del futuro, una scienza della mente, anzi, del cervello. 
La neuroscienza, fra le tante cose, si prefigge di svelare la struttura biologica del pensiero, della memoria, dell'emozione, del comportamento; imponendosi di colmare le lacune della quasi obsoleta psicoanalisi. Disciplina, quest'ultima, povera di prove scientifiche atte ad avvalorare teorie che si stanno però dimostrando ottime intuizioni, punti di partenza, su cui indagare a livello più approfondito.

Così, data la vastità del lavoro da compiere, mentre ogni neuroscienziato si dedica ad uno specifico settore del complesso apparato cerebrale, ce n'è uno in particolare che ha una sua visione e una sua teoria e si propone di svelare la struttura stessa della coscienza. Sebastian Seung ha in mente di tracciare una mappa definitiva delle reti neurali che compongono il nostro sinstema nervoso centrale, il Connettoma, appunto. Questo, al pari del DNA in seno alla genetica, dovrebbe svelare le caratteristiche specifiche che ci rendono differenti gli uni dagli altri anche nelle facoltà cognitive.
Per condurre la medesima ricerca su un organismo semplice come quello del verme nematode Caenorhabditis elegans, possessore di solo 300 neuroni per un totale di 7000 modestissime connessioni, c'è voluto grosso modo un decennio. Progetto ambizioso dunque quello di Sebastian Seung date le non trascurabili differenze col nostro sistema neuronale dotato di 100 miliardi di neuroni e molte, molte migliaia di volte più connessioni.

Buona visione



 Per visualizzare il video sottotitolato in italiano segui il link qui sotto:

http://www.ted.com/talks/lang/it/sebastian_seung.html

sabato 30 novembre 2013

Suonate sempre la vostra musica!

 Questo sarebbe un articolo da leggere con le cuffie alle orecchie. Molta della sua essenza è tutta lì. Per questo motivo spero che possiate trovare il tempo di ascoltare e leggere partendo dal video qui sotto.




Seguite il vostro ritmo, seguite la vostra musica e siate felici.

 Bene ora possiamo cominciare.

Quando cerco di spiegare cosa sono per me i fondamenti della crescita interiore e mi prodigo in mille esempi, qualcuno mi guarda sbigottito e con gli occhi a palla, come se stessi parlando una lingua extraterrestre. Per le persone che non hanno la più pallida idea di cosa facciano coloro che si occupano di crescita personale e non possono immaginarsi come fisica, chimica, PNL, psicologia, meditazione, neuroscienze ecc. lavorino verso uno scopo comune, è veramente difficile, all'inizio, comprendere come si tratti di un'attività multidisciplinare di tutto rispetto, seria ed impegnativa che è quasi un atto dovuto verso se stessi.

Mi trovo nella posizione scomoda di chi deve far capire un concetto delicato e molto complesso quanto, a posteriori, semplice e intuitivo. La questione è la seguente: se sai che esistono mezzi e tecniche per recuperare la tua vita, modificarla e plasmarla in base a quello che vuoi veramente, come puoi fare finta di nulla e continuare a percorrere un sentiero che non senti completamente tuo? Sarebbe come vincere alla "lotteria del successo" dopo averlo tanto desiderato e poi rifiutare la vincita! 

Tra l'altro chi sceglie questo percorso spesso si trova a fare dei grandissimi passi avanti in poco tempo e altrettanto spesso (almeno i primi periodi) viene preso per un folle idealista o un pazzo mentecatto... dipende molto dalla visuale dell'interlocutore, vi posso dire che non sono mai troppo fantasiosi. Nessuno mi ha mai dato della diversamente intelligente o portatrice sana di squilibrio. Però lo apprezzerei, non sarebbe un insulto ma un dissenso creativo e quindi una risorsa :D
Del resto è giusto così e, per certi versi, educativo al fine di poter comprendere che il percorso non è sempre lineare. Che ci sono delle cose che al momento ci sfuggono e che anche se vorremmo mettere al corrente il modo intero delle nostre scoperte, e vorremmo che queste fossero condivise, le cose non funzionano alla stesso modo per tutti, e questo non è un limite bensì l'ennesima risorsa.

Fatto sta che ad un certo punto dell'esistere, tra una elucubrazione psichica e l'altra, tra una lettura e l'altra, tra la ricerca di una Guida spirituale qui e un Guru là, un movimento New Age o una religione, una buona parte degli esseri umani decide che qualcuno avrà il compito di cambiargli la vita.
 

Ma perché limitarsi così?
  
Il rapporto col pensiero altrui è importante se rimane a livello di equo confronto: non ferrea regola, non dogma, non imposizione tantomeno spauracchio. Per cui incominciate a duellare con i vostri pari. Un duello leale non porta alla sconfitta di nessuno. Un duello creativo non propone soluzioni giuste o sbagliate, non da torto né ragione, ma costruisce le basi per qualcosa di diverso, nuovo e straordinario. La regola del duello spirituale (duello non lotta) dice: "Io porto le mie risorse e le unisco alle tue, stiamo a vedere cosa nasce..." la maggior parte delle volte il risultato è sorprendente, inaspettato...





 Nessuno può insegnarvi cosa diventare e come diventarlo. Ma potete imparare da tutti, potete informarvi, documentarvi, studiare... ma leggere ogni frase, affermazione o teoria semplicemente annuendo, senza mettere in dubbio nulla, senza pensare diversamente, sarebbe come fermarsi alla partenza credendo di aver vinto la gara. 

Pensate che avrete risolto qualcosa? 

Solo se presterete attenzione, cercherete di leggere tra le righe -verificando, facendo ricerche, sperimentando, mettendo in pratica quello che si teorizza- potrete veramente capire se un concetto per voi è valido oppure no, vi aiuta oppure no. Se rimarrete statici e privi di senso critico o curiosità starete compiendo un atto di fede cieca! 
Ma la fede è una parola pericolosa, diversa dal Credo, quello vero. La fede vuole che crediate senza prove, senza dimostrazioni, vuole che voi facciate qualcosa per lei senza che lei faccia qualcosa per voi, mentre ognuno di noi ha il dovere e il diritto di fare molte cose per se stesso e per gli altri.
Volete veramente lasciare le redini della vostra vita a qualcuno o qualcosa che sta fuori da voi e che nemmeno conoscete, nemmeno avete idea di cosa sia e "se sia"? Non fatevi fregare. I Guru non sono necessari, niente santoni, niente guide: siete soli in quest'arte.
Nessun maestro degno di questo nome dovrebbe mai cercare di cambiare la natura del suo allievo. Perciò utilizzate gli strumenti che volete e suonate sempre la vostra musica perché viene da voi e quel che viene da voi,  se onesto e sincero, è sempre il sound giusto. 

 




Questi video sono tratti dal film August Rush. La musica nel cuore, un film che ho visto dopo la stesura della bozza di questo articolo e che, incredibilmente, descrive e completa molto bene alcuni dei concetti  enunciati sopra.

domenica 10 novembre 2013

Ragionamenti sulla parola "problema", dipendenza da lessico di massa e riabilitazione.

Alzi la mano chi ha vissuto fino ad ora senza mai trovarsi di fronte ad un problema. 
Vedo una distesa di mani abbassate, mani in tasca, mani lungo i fianchi... ok, capito l'antifona.

Tutti noi sappiamo benissimo cosa è un problema; non mi riferisco a quelli matematici (per il momento) mi riferisco a quelli esistenziali. Tutti noi ne abbiamo una percezione personale ed abbiamo un modo di affrontarli differente. Quel che sappiamo per certo è che i problemi sono una gran rottura di bolas e sarebbe meglio che non esistessero! Perfetto sono assolutamente d'accordo!




Per collocare meglio il concetto e renderlo uguale per tutti partiamo dalla definizione della parola problema. In vari dizionari troviamo quanto segue:

  1. Problemafig. Questione, situazione, caso difficile da risolvere e che genera preoccupazione: p. della disoccupazioneestens. complicazione, difficoltà, ostacolo: dare, creare problemi a qlcu. 
  2. ProblemaQualsiasi situazione, caso, fatto che, nell’ambito della vita pubblica o privata, presenti difficoltà, ostacoli, dubbî, inconvenienti più o meno gravi da affrontare e da risolvere(...); è un pserio, con riferimento a contrarietà, guai e sim. dai quali non si sa come uscire(...); con riferimento a collettività: peconomicisocialirazzialiil pdegli alloggidella drogadell’immigrazione; con riferimento a persone singole: avere dei ppersonalifamiliaripsicologicisessuali
Tragedia immane, sconforto, pessimismo e fastidio! Infatti come ci insegnano gli avi:
problema deriva dal greco πρόβλημα (próblēma) "sporgenza, promontorio, impedimento, ostacolo", dal verbo προβάλλω (probállō) "mettere davanti", dal prefisso προ- (pro-) "innanzi" + βάλλω (bállo) "mettere, gettare".


Dunque il problema consiste nel mettere, o proiettare in avanti, un ostacolo. Penso che questa definizione sia già più che esplicita e la soluzione evidente:  poiché il problema è soltanto una proiezione della tua mente basta smettere di proiettare ostacoli e il gioco è fatto. Cerca tu stesso di evitare di vedere un problema dove non c'è! Si tratta dello spinoso dilemma del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Fai tu. 

Ma se l'ostacolo c'è veramente?

Analizziamo meglio il concetto nella visione che ne ha la collettività. Ci hanno insegnato attraverso ogni forma di comunicazione, persino nel lessico familiare, che il problema quando arriva è una brutta cosa. Ci porta ansia, stress, complicazioni... Sarà un caso che la stessa parola si adoperi in matematica e anche in quel caso, per i meno fortunati, risolvere il compito di matematica sottoposto come "problema" causi stress, ansia, complicazioni? Ammetto di aver adoperato una vena di polemica in questa ultima frase ma solo perché credo che il sistema più largamente diffuso per insegnare questa materia sia il modo migliore per farla detestare. Generalmente si bada poco alle parole pronunciate ed ai concetti che si fanno passare, il sistema scolastico tradizionale non è esente da tali atteggiamenti. 

Lanciato questo sassolino speriamo che l'acqua si increspi e il messaggio arrivi dove deve arrivare.

Quello che ognuno dovrebbe sapere è che la maggior parte di quelli che vediamo come problemi in realtà non lo sono affatto. Questo perché se considerassimo il cosiddetto problema da un diverso punto di vista lo vedremmo per quello che realmente è: una situazione come le altre che ci offre stimoli in più, ci consente di mettere in atto strategie nuove e magari non convenzionali, e ci aiuta a superare i nostri limiti. A questo proposito si potrebbe adoperare un altro termine che calza meglio, e si adatta più significativamente a questa nuova visione delle cose: opportunità.
Non è forse vero che quando qualcuno ci parla dei suoi problemi spesso consideriamo le loro reazioni esagerate? Non vi è mai capitato di domandarvi come fa il vostro amico a esasperare un avvenimento, una situazione che per voi non è per niente un dramma... anzi?
Vi siete mai chiesti il perché?






            La questione è: da dove scegliete di osservare e come scegliete di pensare.


Ci troviamo di fronte ad un dilemma linguistico e ad uno prospettico.
Il dilemma linguistico è quello che ha il potere di influenzare lo stato delle cose, la percezione del reale: quand'è che un termine acquista una così potente valenza negativa? Al momento in cui il termine è stato introdotto nella lingua? Oppure molto dopo, secondo l'accezione più comunemente accreditata nel suo utilizzo? Qual è stato il momento preciso in cui "la massa", utilizzatrice finale, ha accettato di subire gli effetti del proprio gergo? Come si può permettere ad una o più parole di gestire le nostre emozioni e reazioni o guidare le nostre scelte?

Ecco, una parte di noi sa benissimo che i meccanismi alla base di queste strutture linguistiche ci influenzano e le soluzioni sono diverse e tutte pronte a soccorrerci ma se non le vediamo è come se non esistessero. 

Ed ecco il dilemma prospettico: ci manca la visuale del contesto, ci stiamo focalizzando solo  su una parte del tutto. Ci possono essere varie ragioni per questa nostra cecità ad esempio viviamo in un ambiente che semplicemente non ci ha fornito l'informazione, oppure abbiamo le nozioni ma non vogliamo metterle in pratica, ogni volta che ci proviamo falliamo ecc.
Cerchiamo di vedere la situazione, che crediamo essere un problema, da un punto di vista insolito... magari è davvero sufficiente mettersi a testa in giù e pensare alla cosa in questione, oppure sdraiarsi sul pavimento... Non lo so, fatto sta che questo stravolgimento potrebbe trovare validità se applicato ad ogni costruzione linguistica destabilizzante  e con questo metodo potrebbe risultare più facile scardinare ogni angoscia derivante dalle nostre convinzioni, l'arte della pippa mentale è una condizione che si apprende ed è un modo per mettere da soli le nostre catene. 
Ma le catene non sono indistruttibili, ricordiamocelo la prossima volta che faremo di un granello una montagna! Oppure saliamo sulla montagna e guardiamo le cose dall'alto; ci potrebbe venire la voglia di fare parapendio provando qualcosa di nuovo. :D

C'è una frase di A. Einstein che credo dica tutto:
"È meglio essere ottimisti ed avere torto, che pessimisti e avere ragione."

domenica 3 novembre 2013

Un piano di volo alla cieca

Che cosa sono le abitudini? Perché sembra che non possiamo fare a meno di mettere in atto i nostri "rituali" quotidiani?
Vi capita mai che il non poter attuare "quella data cosa" che fate tutti i giorni, o che fate spesso e regolarmente, vi destabilizzi anche se questa non è indispensabile?

La nostra mente è costantemente impegnata in innumerevoli, quanto complesse, elaborazioni per  interpretare stimoli esterni ed interni che ci riguardano, parecchie di queste elaborazioni sono automatiche e ci consentono di vivere tranquillamente viaggiando col pilota automatico. 

Mentre leggete queste righe, probabilmente, non sentite la sensazione che avete sulla pelle derivante dagli abiti che indossate, non state prestando attenzione alla pressione che il vostro corpo esercita sulla sedia, sul divano, sul supporto dove siete seduti o sdraiati, probabilmente non state prestando attenzione a quanta luce entra o non entra dalla finestra. Se siete all'aperto non state facendo caso a profumi o rumori che vi circondano (a meno che questi siano fortemente stimolanti). Adesso che lo avete letto noterete tutto, ci farete caso, bene.

Tutte queste sensazioni c'erano anche prima, quando voi non le notavate, semplicemente non vi servivano nell'immediato: il cervello le aveva accantonate per fare economia di risorse.
Questo economizzare del nostro cervello avviene in molti ambiti e ci permettere di vivere senza stressare troppo il sistema nervoso centrale, è una sorta di protezione, che ci torna utile in molti casi. In questo modo, appreso un comportamento, lo facciamo nostro e non dobbiamo rifletterci troppo quando lo dovremo ripetere. Questo crea un sistema di consuetudini volte a semplificarci la vita.

Tutti noi quindi abbiamo delle abitudini: abbiamo qualcosa che facciamo, che diciamo, che pensiamo che rientra in comportamenti standardizzati a regola d'arte; ci fanno sentire sicuri perché  siamo "psico-fisiologicamente" programmati così.
Se da una parte questo processo è assolutamente indispensabile, dall'altra è un'arma a doppio taglio poiché tendiamo a "processare" in questo modo anche comportamenti che non fanno per niente bene alla nostra salute sia essa fisica che psichica.  
È partendo da questo principio che dalle sane abitudini si passa alle apparentemente innocue cattive abitudini ed ai talvolta letali vizi.

Vi do un po' di tempo per pensarci... Pensate a quella cosa o quelle cose, non  strettamente indispensabili, che se non riuscite a fare vi destabilizzano, vi fanno sentire insoddisfatti ma quando le fate sapete che non sono poi così giuste. Poi pensate a quelle che, se non fate vi tormentano, vi fanno venire l'ansia, vi irritano... poi le fate e vi sentite in colpa. 
Nella mia personalissima esperienza, le prime sono le  apparentemente innocue cattive abitudini, le seconde sono i talvolta letali vizi.

Nel corso delle passate esperienze avete appreso e fatto vostro uno, o più comportamenti dannosi se non addirittura lesivi che il vostro "pilota automatico" non ha riconosciuto come tali.

Immaginate una persona che abbia ereditato un'aeroplano, immaginate... nessuno gli ha consegnato il manuale d'istruzioni, nessuno gli ha fornito dei dati corretti di navigazione, non ha nulla, nemmeno una stramaledetta cartina! Ma ha acceso i motori e, miracolo, ha notato che il suo velivolo ha un super pilota automatico che fa tutto da solo... Partito senza un piano di volo, non ha una rotta da seguire: vola senza sapere dove andare e perché, inoltre, non ha strumenti che gli consentano di riparare gli eventuali danni, né sa quanto durerà il carburante, perché per quanto il serbatoio sia grande, quello che c'è dentro non durerà per sempre. Non sa dove atterrerà e se atterrerà. Ma potrebbe schiantarsi... Insomma è l'aereo che lo conduce, non viceversa.
Volereste mai a bordo di un aereo così? E se vi dicessi che quei piloti sono una realtà?  Se vi dicessi che esistono piloti che non solo non hanno strumenti ma addirittura non sono mai decollati né mai lo faranno?
Vorreste essere dei piloti così?
È la metafora delle nostre esistenze...

Caspita! sento fischi, strepiti e commenti vari dall'altro lato...

Va bene lo ammetto, la vita è complessa, magari è vero che non può essere ridotta ad una metafora come questa ma pensateci solo per un istante... magari è tutto qui il succo...
Adesso, se aveste la possibilità di sapere come funziona il vostro sistema operativo di bordo per poterlo utilizzare come volete anziché farvi utilizzare da lui, non vi informereste, non fareste tutto ciò che è necessario per condurre la vostra vita come davvero volete?
Pensateci. La fatica di imparare a pilotare invece che lasciarsi condurre da un'automazione, non varrebbe più di giorni e giorni passati a fare sempre le stesse cose, cose che non ci piacciono, che ci rendono tristi... non varrebbe più di ogni altra cosa?

Volare in alto, con le proprie forze, le proprie capacità... E magari un giorno, chissà, esser capaci di costruirsi uno Space Shuttle e volare ben più al di sopra delle nuvole...
Ragazzi... immaginate... l'universo a portata di sguardo... che sensazione meravigliosa...