Alzi la mano chi ha vissuto fino ad ora senza mai trovarsi di fronte ad un problema.
Vedo una distesa di mani abbassate, mani in tasca, mani lungo i fianchi... ok, capito l'antifona.
Tutti noi sappiamo benissimo cosa è un problema; non mi riferisco a quelli matematici (per il momento) mi riferisco a quelli esistenziali. Tutti noi ne abbiamo una percezione personale ed abbiamo un modo di affrontarli differente. Quel che sappiamo per certo è che i problemi sono una gran rottura di bolas e sarebbe meglio che non esistessero! Perfetto sono assolutamente d'accordo!
Per collocare meglio il concetto e renderlo uguale per tutti partiamo dalla definizione della parola problema. In vari dizionari troviamo quanto segue:
- Problema: fig. Questione, situazione, caso difficile da risolvere e che genera preoccupazione: p. della disoccupazione; estens. complicazione, difficoltà, ostacolo: dare, creare problemi a qlcu.
- Problema: Qualsiasi situazione, caso, fatto che, nell’ambito della vita pubblica o privata, presenti difficoltà, ostacoli, dubbî, inconvenienti più o meno gravi da affrontare e da risolvere(...); è un p. serio, con riferimento a contrarietà, guai e sim. dai quali non si sa come uscire(...); con riferimento a collettività: p. economici, sociali, razziali; il p. degli alloggi, della droga, dell’immigrazione; con riferimento a persone singole: avere dei p. personali, familiari, psicologici, sessuali.
problema deriva dal greco πρόβλημα (próblēma) "sporgenza, promontorio, impedimento, ostacolo", dal verbo προβάλλω (probállō) "mettere davanti", dal prefisso προ- (pro-) "innanzi" + βάλλω (bállo) "mettere, gettare".
Dunque il problema consiste nel mettere, o proiettare in avanti, un ostacolo. Penso che questa definizione sia già più che esplicita e la soluzione evidente: poiché il problema è soltanto una proiezione della tua mente basta smettere di proiettare ostacoli e il gioco è fatto. Cerca tu stesso di evitare di vedere un problema dove non c'è! Si tratta dello spinoso dilemma del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Fai tu.
Ma se l'ostacolo c'è veramente?
Ma se l'ostacolo c'è veramente?
Analizziamo meglio il concetto nella visione che ne ha la collettività. Ci hanno insegnato attraverso ogni forma di comunicazione, persino nel lessico familiare, che il problema quando arriva è una brutta cosa. Ci porta ansia, stress, complicazioni... Sarà un caso che la stessa parola si adoperi in matematica e anche in quel caso, per i meno fortunati, risolvere il compito di matematica sottoposto come "problema" causi stress, ansia, complicazioni? Ammetto di aver adoperato una vena di polemica in questa ultima frase ma solo perché credo che il sistema più largamente diffuso per insegnare questa materia sia il modo migliore per farla detestare. Generalmente si bada poco alle parole pronunciate ed ai concetti che si fanno passare, il sistema scolastico tradizionale non è esente da tali atteggiamenti.
Lanciato questo sassolino speriamo che l'acqua si increspi e il messaggio arrivi dove deve arrivare.
Quello che ognuno dovrebbe sapere è che la maggior parte di quelli che vediamo come problemi in realtà non lo sono affatto. Questo perché se considerassimo il cosiddetto problema da un diverso punto di vista lo vedremmo per quello che realmente è: una situazione come le altre che ci offre stimoli in più, ci consente di mettere in atto strategie nuove e magari non convenzionali, e ci aiuta a superare i nostri limiti. A questo proposito si potrebbe adoperare un altro termine che calza meglio, e si adatta più significativamente a questa nuova visione delle cose: opportunità.
Non è forse vero che quando qualcuno ci parla dei suoi problemi spesso consideriamo le loro reazioni esagerate? Non vi è mai capitato di domandarvi come fa il vostro amico a esasperare un avvenimento, una situazione che per voi non è per niente un dramma... anzi?
Vi siete mai chiesti il perché?
Vi siete mai chiesti il perché?
La questione è: da dove scegliete di osservare e come scegliete di pensare.
Ci troviamo di fronte ad un dilemma linguistico e ad uno prospettico.
Il dilemma linguistico è quello che ha il potere di influenzare lo stato delle cose, la percezione del reale: quand'è che un termine acquista una così potente valenza negativa? Al momento in cui il termine è stato introdotto nella lingua? Oppure molto dopo, secondo l'accezione più comunemente accreditata nel suo utilizzo? Qual è stato il momento preciso in cui "la massa", utilizzatrice finale, ha accettato di subire gli effetti del proprio gergo? Come si può permettere ad una o più parole di gestire le nostre emozioni e reazioni o guidare le nostre scelte?
Ecco, una parte di noi sa benissimo che i meccanismi alla base di queste strutture linguistiche ci influenzano e le soluzioni sono diverse e tutte pronte a soccorrerci ma se non le vediamo è come se non esistessero.
Ed ecco il dilemma prospettico: ci manca la visuale del contesto, ci stiamo focalizzando solo su una parte del tutto. Ci possono essere varie ragioni per questa nostra cecità ad esempio viviamo in un ambiente che semplicemente non ci ha fornito l'informazione, oppure abbiamo le nozioni ma non vogliamo metterle in pratica, ogni volta che ci proviamo falliamo ecc.
Cerchiamo di vedere la situazione, che crediamo essere un problema, da un punto di vista insolito... magari è davvero sufficiente mettersi a testa in giù e pensare alla cosa in questione, oppure sdraiarsi sul pavimento... Non lo so, fatto sta che questo stravolgimento potrebbe trovare validità se applicato ad ogni costruzione linguistica destabilizzante e con questo metodo potrebbe risultare più facile scardinare ogni angoscia derivante dalle nostre convinzioni, l'arte della pippa mentale è una condizione che si apprende ed è un modo per mettere da soli le nostre catene.
Ed ecco il dilemma prospettico: ci manca la visuale del contesto, ci stiamo focalizzando solo su una parte del tutto. Ci possono essere varie ragioni per questa nostra cecità ad esempio viviamo in un ambiente che semplicemente non ci ha fornito l'informazione, oppure abbiamo le nozioni ma non vogliamo metterle in pratica, ogni volta che ci proviamo falliamo ecc.
Cerchiamo di vedere la situazione, che crediamo essere un problema, da un punto di vista insolito... magari è davvero sufficiente mettersi a testa in giù e pensare alla cosa in questione, oppure sdraiarsi sul pavimento... Non lo so, fatto sta che questo stravolgimento potrebbe trovare validità se applicato ad ogni costruzione linguistica destabilizzante e con questo metodo potrebbe risultare più facile scardinare ogni angoscia derivante dalle nostre convinzioni, l'arte della pippa mentale è una condizione che si apprende ed è un modo per mettere da soli le nostre catene.
Ma le catene non sono indistruttibili, ricordiamocelo la prossima volta che faremo di un granello una montagna! Oppure saliamo sulla montagna e guardiamo le cose dall'alto; ci potrebbe venire la voglia di fare parapendio provando qualcosa di nuovo. :D
C'è una frase di A. Einstein che credo dica tutto:
"È meglio essere ottimisti ed avere torto, che pessimisti e avere ragione."
C'è una frase di A. Einstein che credo dica tutto:
"È meglio essere ottimisti ed avere torto, che pessimisti e avere ragione."
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